CAPPELLA DEL CARMINE

ultimo aggiornamento - 22 aprile 2009

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La Cappella del Carmine è sita alla confluenza dei due rami del fosso dei Monaci che abbracciano l’abitato di Gallicchio, su uno sperone di compatta roccia conglomeratica.

 

E’ la prima costruzione del paese dalla parte sud.

Abbarbicate sulla stessa roccia, a monte, prima rade poi più fitte e addossate l’una all’altra troviamo una serie di casupole che costituiscono il nucleo storico dell’abitato.

 

Una stradicciola, intagliata nella roccia scoscesa, parallela al fosso, piena di ciottoli smossi dalla matrice sabbiosa, porta alla suddetta da ovest e prosegue poi, zigzagando per diminuire la pendenza, verso la confluenza dei due fossi.

 

Per chi proviene da valle, (da qualche decina d’anni c’è una strada rotabile che collega il paese con il fondovalle dell’Agri), la cappella appare all’ultimo momento assieme alla parte antica del paese. Ai gallicchiesi  che si tramandano la tradizione è chiaro il perché di questa posizione così celata. Viene loro alla mente la distruzione di Gallicchio Vetere da parte dei saraceni, la necessità di rifugio degli scampati, la devozione alla B.V. del Carmelo che porta ad edificare questa chiesetta per ringraziare la Vergine per lo scampato pericolo.

 

La tradizione spesso è confusa e poco rispettosa dei tempi e degli eventi storici.

 

Certo è che detta cappella ha avuto sicuramente origine con i primi insediamenti umani su questo sperone di roccia a cavallo di due fossi profondi che menano acqua saltuariamente e solo in occasione di temporali o d’estenuanti piogge invernali.

La posizione è sicuramente nascosta, ma insospettatamente soleggiata e riparata dai freddi venti tanto che di solito, quando gli inverni non sono particolarmente rigidi, difficilmente vi resiste la neve.

 

Indagini storiche più accurate vogliono questi primi insediamenti intorno all’IX-X secolo in concomitanza della presenza in zona di monaci Basiliani (da qui s’intende anche la denominazione dei fossi).

Notizie di un Monasterium Gallicclum si trovano nella bolla del 1060 di Godano Arcivescovo di Acerenza. In seguito, in un’altra bolla del 1123 di Callisto II inviata da Benevento a Pietro  Vescovo di Tricarico, non si parla più di Monasteri ma è confermata la presenza di una parrocchia.

 

Questo per cercare d’intendere l’epoca se non la data presumibile in cui è stata eretta questa cappella. Infatti, le iscrizioni reperibili in loco ed in particolare sul frontone del portale della cappella recano quella del 1610 ma, alla luce di quanto detto, quest’epoca è da riferirsi a quella di un restauro od abbellimento di un preesistente luogo di culto realizzato in occasione, forse, di un evento straordinario che ha indotto un “principe” a ringraziare concretamente e pubblicamente la Vergine che vi si venerava.

La Cappella fino a circa 35 - 40 anni fa era agibile e in occasioni particolari vi si celebrava messa. Accoglieva per buona parte dell’anno la statua della madonna del Carmine che vi era presa e portata in processione nella chiesa madre in occasione dei festeggiamenti in suo onore.

La Cappella, a pianta rettangolare, misura circa metri 7,5 di larghezza per circa 10 di lunghezza, è disposta in direzione est ovest con ingresso principale ad ovest verso la strada che porta al paese. E’ alta  6 metri circa alla imposta di falda, la copertura è a due falde simmetriche con la linea di colmo lungo la dimensione maggiore.

Appare incastonata nella roccia in quanto la parete scoscesa, non presentando un sito opportuno, e stata tagliata per realizzarvelo, in buona parte, per il resto si è provveduto a li­vellare il sito con materiale di riporto realizzando a quote inferiore l’appoggio della pa­rete sud e proteggendola adeguatamente con un terrapieno in muratura.

Attraverso questo, largo poco più di un metro, è possibile accedere all’interno attra­verso una porta secondaria situata nella parete sud poco oltre il suo punto medio.

Sempre dalla roccia, si è ricavato un piccolo spiazzo, di qualche decina di metri quadri, antistante l’ingresso principale per consentirne un accesso più agevole dalla stradicciola che si è detta e per la sosta.

 

Lungo il lato sud della cappella, all’estremo est, è presente un contrafforte a sostegno della muratura, probabilmente costruito in epoca successiva a quello della cappella.

La presenza di questo contrafforte è sicuramente imputabile alla strada che intagliata nella roccia conglomeratica costeggia la fabbrica portandosi a quote inferiori.

La continua erosione dovuta, nel passato, al quotidiano calpestio di uomini e bestie nonché all’azione inesorabile dei rigagnoli d’acqua durante le piogge finivano, inevitabilmente, col portare a nudo se non a scalzare le fondamenta stesse di questa muratura.

L’uso della cappella e della strada consentivano il monitoraggio della situazione e, all’occorrenza, si interveniva pur con i mode­stissimi mezzi che avevano i nostri avi e a costo di veri sacrifici.

 

Sulla parete sud tre piccole finestre in alto consentono una illuminazione  naturale e sopra il portone d’ingresso è presente un piccolo occhio da cui entra il sole nel pomeriggio.

L’interno, piuttosto semplice, fino a quanto era agibile, si presentava con un altare maggiore di fronte all’ingresso principale, quindi sul lato est, e con un altare secondario sulla destra, cioè a sud.

L’altare maggiore si presentava con ai lati due colonne rigate realizzate in mattoni e successivamente stuccate realizzavano con l’altare e una cornice superiore l’intelaiatura per una tela, dipinta ad olio, rappresentante un carro di fuoco trainato da due focosi cavalli (probabilmente Elia) del 1613 del pittore D’Ambrosio di Saponara, nella parte centrale in basso di questa tela, incastonata in una nic­chia protetta da un vetro, figurava un quadro ad olio della Beata Vergine del Carmelo.

 

La Madre china affettuosamente sul figlio bambino che, aggrappandosi con la sinistra al manto della mamma, con la mano destra posta delicatamente sotto al mento sembra mostrarla al popolo dei fedeli. Questi quadri, di recente restaurati sono stati portati nella chiesa di Santa Maria Assunta e posti dietro l’altare maggiore.

Si può ancora leggere una frase nella tela del Saponara sotto il quadro della vergine:

PRIMA SABATI POST MORTEM

A ricordo della seconda promessa della vergine. (vedi più sotto privilegio sabatino)

 

L’altare laterale presenta una nicchia protetta da una vetrina in legno che accoglieva la statua della madonna che attualmente soggiorna anch’essa stabilmente nella suddetta chiesa (ex chiesa madre).

Sopra questo altare ed intorno alla nicchia è presente una decorazione del tutto diversa; ghirigori baroccheggianti, non più di tipo neoclassico come  le colonne dell’altro altare. Entrambi apparivano  però soffocati da un uniforme e spesso strato di tinteggiatura a calce, probabile intervento di manutenzione successivo, piuttosto ordinario.

 

A fianco dell’altare laterale verso l’ingresso, (dall’altra parte c’è la porticina se­condaria), è presente un affresco, sotto un arco a tutto sesto nella muratura di circa metri 1.5 x 2.5.

Questo affresco raffigura la Madonna del Carmine con il bambino tra una corona di nuvole sopra un città turrita in fiamme. A destra ed a sinistra due immagini di religiosi in atteggiamento adorante.

 

La tradizione popolare vedeva in questa immagini  la  distruzione  di  Gallicchio   Vetere

messa a ferro e fuoco dai terribili saraceni e la madonna, evidentemente a protezione di quelli che si erano salvati e che poi le avevano eretto questo tempio, per gratitudine. Da questo evento sarebbe poi sorto l’attuale Gallicchio.

 

L’indagine storica condotta dal compianto padre Tito di Gallicchio,  francescano dell’ordine dei frati minori, superiore a Roccamonfina e dal fratello Rocco Robertella (vedi Nuove luci lucane) mostra, invece, che quivi è rappresentato un simbolismo religioso (privilegio sabatino); la città in fiamme rappresenta il purgatorio e la Madonna col bambino viene a salvare, il primo sabato dopo la loro morte, le anime devote decedute con indosso il suo scapolare.

 

Le due figure ai lati rappresentano San Pietro con le chiavi

e San Vincenzo Ferreri con le catene.

In basso una scritta che consente di datarlo recita:

A Iõe Iacobo Mõtagna, hic locus decorat ĕ ob fui devotionĕ Anno Dñi  · 1619 ·

 

(Questo luogo fu abbellito da Giovanni Montagna per sua particolare devozione.

Nell’anno del Signore 1619)

 

Tracce di decorazioni pittoriche erano sulla muratura, dall’altra parte.

Il soffitto era in legno piano con tavole chiodate sotto le travature che costituivano la struttura portante della copertura, (capriate). Dal centro di esso pendeva un lampadario con tanti vetri colorati che rifrangevano la luce.

 

Sul margine nord-est della copertura sul muro maestro si ergeva un piccola torretta  campanaria  dove una piccola campana chia­mava i fedeli alla preghiera.

Dall’esterno la facciata principale, molto semplice, si presenta con un grosso portale in pietra  di circa m.1,70 per 3 m. di altezza. Sulla sommità del quale, su tre lastre scolpite,  figura la seguente dedica alla madonna:

 

 

 

Formosa es, faeor, formosa et digna rogari.

hunc, tu diva, tuo, protectum, numine sancto

conserva populumque simul qui sacra secutus

principis exemplum puro tua corde frequentat.

Anno Domini 1610.

 

Bella tu sei, lo confesso, sei bella e degna di essere invocata.

Tu ,o diva, col tuo potente aiuto conserva costui, che tu hai protetto,

e conserva nel contempo il popolo, il quale, seguendo l’esempio del principe, frequenti, con puro cuore, ciò che ti è caro.

Anno del Signore 1610

 

Più sopra in un medaglione scolpita nella pietra l’immagine della Madonna del Carmine. A destra ed a sinistra due stemmi:  in uno si riconosce un gallo (simbolo di Gallicchio), nell’altro appaiono due leoni rampanti su di un calice, stemma dei principi Coppola.

 

Oggi questo tempietto derelitto e abbandonato versa in gravi condizioni. Già intorno alla fine degli anni sessanta appariva con parte tetto in rovina, nella parte di nord-est vicino alla campanella. Una voragine tra gli embrici consentiva alle intemperie di giungere fin nella cappella; poco aveva resistito il soffitto in legno sotto le capriate.

Tutto questo metteva in pericolo quando di prezioso vi si conservava e così si provvide a trasportare le tele nella chiesa di Santa Maria Assunta. Più tardi si provvide a staccare anche l’affresco ed a farlo restaurare; si conserva attualmente nella chiesa di San Giuseppe.

Non si riuscì a mettere mano agli allora modesti interventi di manutenzione, sembra incredibile, e  l’allontanamento di quanto v’era di prezioso, finì col mettere a tutti la coscienza a posto e si è finito col non pensarci più.

 

La strada per  i terreni a valle ora era più comoda, veloce e soprattutto adatta ai veicoli motorizzati. Le case della parte vecchia perdevano anch’essi gli sporadici ultimi aliti di vita e così la vecchia  strada è rimasta deserta. Non ci si è più soffermati davanti la cappella, di buon ora la mattina ed all’imbrunire la sera, dopo una giornata di duro lavoro, a chiedere col cuore in mano una grazia o ad esprimere un muto ringraziamento; una preghiera, a volte espressa  col semplice gesto di raccogliere un rametto di menta selvatica vicino a quelle rocce che col suo profumo aspro ricordava finanche in terre lontane, la presenza della Mamma del Carmine.

 

Dopo tante sollecitazione negli ultimi anni La Soprintendenza ai Beni Culturali della Basilicata è intervenuta. Ben presto si è messo mano ai lavori, si è imbrigliata la sommità delle mura e si è provveduto a proteggere la fabbrica con una copertura leggera in lamiera metallica.

Poi …. più niente.

 

Ci si auspica che presto si possa riprendere l’opera di recupero di questa Cappella con interventi mirati al completo ripristino della stessa, restituendo questo “gioiello di fede e di devozione mariana”,  al culto del popolo gallicchiese.

 

 

Prima del restauro

 

Dopo il restauro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
   

 

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