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Domenico A. Barone
"La casa fuori paese"
La casa
fuori paese, costruita sulle radici di una
quercia secolare che con i suoi rami sembrava custodirla e insieme, dalle
profondità, scardinarne le fondamenta, è lo scenario dell’infanzia e della
prima giovinezza di Marco, protagonista geloso dei ricordi, sospinto poi
altrove dalle occasioni.
Attorno alla casa le stagioni
della campagna, coi loro diversi colori, dal grigio d'autunno al giallo
tenero dell'estate, segnavano il tempo. Una memoria mai apparentemente
nostalgica rievoca cose e persone di quel mondo di ieri: figure di
passaggio, come gli zingari assorti in una orgogliosa miseria; o il circo,
dove una trapezista consuma una fuggevole passione epistolare in cerca solo
di uno spettatore ammirato. Poi le più vivide figure di compagni di banco, e
‑ fra essi ‑ un amore non confessato e perduto. Estratti di vita da un
paese del Sud, sfiorati dalla storia, dalle ordinarie ingiustizie, da
violenze quotidiane brutali o infide.
Marco, entusiasta dell'avvenire,
racconta le sue 'Tavole" di vita vera senza rimpianti. La scrittura è
scarna, essenziale: eppure talora la commozione affiora, che anche per un
attimo sentirsi bambini ‑ scriveva Hugo von Hofmannsthal ‑ è l'arte
commovente degli uomini maturi. |
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