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Il senso del Natale
È venuto sulla terra.
E non ha scelto la via diplomatica.
Non ha avvertito i grandi.
Non ha informato i potenti.
Non l’ha fatto sapere ai sacerdoti.
Ha
scavalcato la gerarchia.
Dio è nato in una stalla.
Gioia immensa perché all’uomo viene
dischiusa
una possibilità che poteva sembrare pazzesca.
Dio si è fatto uomo perché l’uomo
potesse diventare Dio!!!
A pensarci bene è da impazzire di gioia.
E invece no.
Rifiutiamo la gioia.
Cristo è venuto a portare la vita,
la
felicità,
una felicità che sapeva tutti
gli orizzonti terreni.
E noi lo
consideriamo un intruso,
un guastafeste,
un nemico della libertà.
Abbiamo
l’impressione che venga a rubarci i
nostri “ nutrimenti terreni ”
in
cui affondiamo denti e unghie.
Il presepe ci ricorda che tutti noi
siamo dei profanatori della religione di
Cristo,
che rosicchiamo in pace le
piccole gioie umane,
barricati sulla
terra in un placido egoismo
e sempre
pronti a salire sul palcoscenico
e
recitare una volta all’anno la parte dei
buoni.
Si, ci prendiamo il lusso
addirittura il
lusso di sentirci buoni una volta
l’anno.
La stalla che si apre dalle viscere
della terra
ci ricorda che dinanzi a Dio
che non ha onore di essere uno di noi
siamo dei poveri peccatori che anche in
questo Natale,
vicini alla gioia di
sentirci redenti,
portiamo l’infinita
tristezza di non essere ancora
cristiani. |