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"In
una dorsale morbida e fertile, chiazzata da deliziosi querceti e
castagneti e vigneti e seminativi, qua e là tempestate da recenti nuclei
abitati, da villette, casette coloniche, rustici ... che fanno piacevole
corona al campo sportivo, e poi verso est-nord-est, in direzione del
Sauro, di Castiglione e delle "Serre di Aliano", specie lungo il suo più
alto prolungamento, che avvolge, a sinistra, il paese, digradando, poi,
verso Missanello e l’Agri, visibile in basso, verso sud", è possibile
scorgere Gallicchio, piccolo agglomerato urbano della provincia di
Potenza.
Il
paese, che supera di poco i mille abitanti, sorge in questa maestosa
zona collinare, che offre al viandante un suggestivo paesaggio di
colori, di odori e sensazioni avvolti in una sconfinata oasi di pace e
tranquillità.
Posto a 731 mt. sul
livello del mare, dove il punto più alto culmina a mt. 849 s.m. chiamato
"Tempa Barone" e quello più basso a mt. 304 s.m., Gallicchio conserva
intatta l’immagine di luogo di benessere, dove è possibile respirare
un’aria salubre, lontana dai grandi inquinamenti metropolitani e
soprattutto dove ancora si può trovare un "piccolo spazio di infinito".
Il libro "Nuove luci
lucane" di Padre Tito Robertella è la testimonianza di un sacerdote che,
dopo anni e anni di laboriosa ricerca, ha voluto offrire al paese e ai
suoi abitanti, come contributo di una vita operosa spesa nella sua
missione di religioso e di uomo. Il libro, interrotto a causa della sua
morte avvenuta nel 1977, fu continuato e portato a termine dal fratello
Rocco (Nuove luci lucane, parte II) come riconoscimento di un uomo
pregevole e meritevole.
Secondo la tradizione,
Gallicchio sarebbe stato sorto dalla distruzione di Gallicchio Vetere
(vecchio); è certo che un Gallicchio (Vetere) sia esistito nel IV secolo
a.c. abitato da indigeni lucani e influenzato dalla cultura greca.
Ubicato nella zona attualmente detta (non a caso) Gallicchio Vetere è
posto a picco sul fiume Agri a guardia naturale della gola, in quel
punto creata dallo stesso fiume. Il libro di Padre Tito avalla questa
esistenza riferendosi al nome che si vuole di origine greca "O I C O I",
che significa "belle o nuove case".
L’etimologia pone però
un ulteriore interrogativo sull’origine del paese: se infatti Gallicchio
significa "belle case" si può ipotizzare che i greci hanno battezzato
così un luogo già abitato per la presenza di belle case o se viceversa
Gallicchio significa "nuove case" si può addirittura intendere
che sia stato fondato dagli stessi Greci quale avamposto per la
colonizzazione dei territori sul fiume Agri.
Una leggenda,
tramandataci in numerosi manoscritti, narra che un pastore locale guidò
i Saraceni guidati da Orlando per un passaggio segreto (l’attuale
Scaliell’ d’Orlando in contrada Piagge), permettendo così il
saccheggio e la distruzione dell’abitato di Gallicchio Vetere.
Questa distruzione che
gli scavi dimostrano realmente avvenuta si può far risalire alla venuta
di Annibale a Grumentum, oppure alle scorribande dei Barbari calati sui
territori dell’Impero Romano secoli dopo. Certamente si ebbe una
dispersione della popolazione nei territori vicini (presso l’attuale
paese), anche se non si può scartare l’ipotesi di insediamenti umani
nella zona di Gallicchio Vetere durante il periodo Romano e Bizantino .
Notizie storicamente certe sull’esistenza di Gallicchio si hanno intorno
all’anno 1000, attraverso le bolle vescovili e vari censimenti delle
popolazioni dell’epoca.
Un primo documento
risalente al 1060 ci parla dell’esistenza di Gallicchio come monastero.
Si tratta della "Lunga Bolla di Godano, Arcivescovo di Acerenza, ad
Arnaldo, da lui sagrato Vescovo di Tricarico". Con essa, vengono
concessi al nuovo Vescovo, primo di rito latino, "omnia loca et
Ecclesias", cioè Cappelle, Monasteri e Chiese, esistenti nel territorio
diocesano, che in tutto raggiungono il numero di 54 unità.
Il modo, come viene
nominato Gallicchio, "Monasterium Gallicclum", ci fa pensare, che ancora
non sia una parrocchia, ma un semplice agglomerato umano assistito
spiritualmente dai monaci. Circa 60 anni dopo, nella Bolla di Callisto
II, inviata da Benevento a Pietro, Vescovo di Tricarico nel 1123,
Gallicchio non viene più detto monastero ma semplice parrocchia.
Anche se non possiamo
fidarci molto sull’autenticità della bolla di Godano, difesa da Mons. A.
Zavarroni, non per questo vanno ritenuti falsi tutti gli elementi in
essa contenuti. Anzi se ne trova conferma in altri documenti pontifici
contemporanei e anche posteriori. Il monastero di Gallicchio, "Monasterium
Gallicclum", non si sa neppure da chi sia stato fondato e neppure si
conosce il Santo che fu scelto come protettore. Non si esclude che sia
stata Maria SS. Assunta in cielo, titolo, poi passato alla futura
parrocchia.
È vero, che dopo il
passaggio dal rito greco al latino, avvenuto nel 1060, l’elemento greco
cominciò a diminuire sempre di più, fino a che i piccoli monasteri, come
Gallicchio, sparirono del tutto. In seguito, le bolle episcopali e
pontificie, parlano di Gallicchio come e semplice comunità parrocchiale,
senza far cenno al monastero.
Comunque, le
denominazioni dei luoghi (quali "fosso de’ Monaci", "casa de’ Monaci"),
richiamano certo la presenza di religiosi, anche se non si può affermare
che Gallicchio sia stato fondato dai Monaci, in quanto essendo i monaci
basiliani dei guerrieri, che partiti dalla Sicilia assoggettarono tutta
l’Italia Meridionale diventando veri padroni e signori dei territori,
non si comprende come mai i monaci si siano fermati a Gallicchio
impiantando un monastero se nei pressi non vi erano insediamenti umani.
Certamente possiamo
affermare che il nome di Gallicchio deve essere ben vivo nei fondatori
dell’attuale paese tanto da spingerli a conservare il nome e a indicare
con Vetere (vecchio) la zona che ospitava l’antico abitato distrutto. Le
bolle vescovili di Tricarico successive, ci dicono che Gallicchio subì
presumibilmente un’altra distruzione in seguito all’invasione turca.
Se ne può dedurre quindi
che nella tradizione sia stata fatta un po' di confusione facendo
coincidere le distruzioni non tenendo conto dei tempi e dei luoghi. La
presenza dei Basiliani a Gallicchio (Monastero S. Caterina) è
storicamente provata, com’è certo che l’attuale paese intorno all’anno
1000 esisteva con la denominazione latina Gallitium. L’origine resta
incerta, anche se dalle ricerche e scoperte archeologiche sappiamo che
esisteva Gallicchio, Armento, Roccanova (monete rinvenute a Gallicchio
del III o secolo a.c. e custodite nel museo di
Policoro).
Mancano quasi 1400 anni
di storia certa della vita di questo paese nel periodo compreso tra il
III o secolo a.c. e l’anno 1000. Sull’origine del nome
il Racioppi da un’altra versione, facendo risalire al latino Gallictus
(gallo che lancia), come ci descrive lo stemma del Comune che vede "in
un campo azzurro, un gallo d’oro poggiato su tre palle verdi che impugna
una freccia nell’atto di lanciarla".
Negli anni successivi,
dopo i Missanello, Gallicchio passò sotto la dominazione dei principi
Coppola, che abitarono il Palazzo omonimo, abusarono dello Jus Primæ
Nocti e avviarono la costruzione del Palazzo Baronale. In seguito passò
ai Baroni Lentini fino al 1800 e all’avvento dei codici napoleonici
(1806) che segnarono una svolta nel diritto amministrativo, con la
nascita dei Comuni e dei primi Sindaci.
Poi Gallicchio conobbe
la storia comune alla nostra regione quale brigantaggio, emarginazione
verso le americhe, guerre mondiali, guerre coloniali, fascismo,
repubblica ed emigrazione verso il nord dell’Italia.
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