La Pro Loco
unitamente ai giovani della Federcaccia hanno
organizzato il rito della tradizione del fuoco
di S. Giuseppe nella piazza principale del
paese.
Tutti i
nostri giovani si sono dati appuntamento nella
nostra piazza grande per realizzare una
tradizione antica come la storia del nostro
paese, quella dei fuochi in onore di S. Giuseppe.
Un ricordo va ad
alcuni di
loro per l'impegno profuso per la realizzazione
della splendida serata che si è conclusa con la
distribuzioni delle penne all'arrabbiata
cucinate dal grande maestro cuoco Ponce: Massimo, Valerio,
Gaetano, Maurizio, Mario, Renato, Giovanni, Giuseppe,
Gemello, Jack, Mario, Gianuario...
e i più piccoli: Gabriele, Giuseppe, Andrea, Luigi, Filippo..
Ottima la partecipazione
della popolazione, dai più piccoli ai più
grandi, fino a tarda serata.
Tratto da
"Nuove luci lucane" di Padre Tito e Rocco
Robertella
18 Marzo.
È la vigilia
di S. Giuseppe... Non si vedono più le
giovinette, i giovani, i ragazzi correre a
frotta in cerca di frasca, ginestra e altri
simili combustibili, per onorare il Santo
Protettore, con grossi FUOCHI di gioia!
Fino a
qualche anno fa per ogni rione si doveva
fare in un largo un grosso FUOCO, sia alla
vigilia che alla sera della festa. Tutti
quelli del rione correvano per le campagne a
tagliare ginestre od altro; ne facevano dei
grossi fasci e li trasportavano in quei
luoghi prestabiliti...
Si faceva a
gara fra i vari rioni, a chi faceva il fuoco
più grande e che resisteva di più.
In ogni largo
prestabilito, al centro, si scavava un buco
e vi si piantava un albero, di elce per lo
più, al, quale si attaccavano materiali
secchi, per lo più i così detti "cistarielli
", e lo si circondava di frasca.
Verso un'ora
di notte suonava la campana della Chiesa
Madre e tutti, a quel segnale, accendevano i
fuochi contemporaneamente...
Tutti del
vicinato uscivano dalle loro abitazioni,
disponendosi a cerchio intorno al gran fuoco
e cantavano, fino a quando il fuoco cessava.
Tutti i
giovanetti del paese... in comitive, qualche
volta preceduti da qualche loro compagno,
che suonava la zampogna o l'organetto,
facevano il giro del paese... e... ove si
faceva il fuoco sostavano, continuando a
suonare; ed i più animosi facevano a gara a
chi meglio faceva un salto per sopra il gran
fuoco.
Le ragazze
cantavano ed adocchiavano il loro sposo;
qualche canzone, qualche amorosa parolina e
poi la comitiva continuava il giro,
sostando... dove altro fuoco vi era.
Quanta gioia
inondava gli animi di quella gente sana...
Quanta ingenua allegria... Quanta serenità
in quegli animi rozzi... ma gentili.