Mario Sinisgalli

ultimo aggiornamento - 07 febbraio 2010

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È nato a Gallicchio (Potenza) nel 1935 da famiglia contadina.

Licenza di III media inferiore presa poco prima di partire militare.

 

Emigrato a Milano nel 1960, dopo tre anni di servizio nella Polizia di Stato, ha poi scelto di fare il tranviere.

 

Nel 1978 ha pubblicato per la Casa Editrice Menna di Avellino i "Racconti del Sud".

Da quasi trent'anni partecipa a importanti concorsi letterari sia per la poesia, sia per la narrativa, ottenendo sempre discreti risultati. Collabora a diversi giornalini da quartiere occupandosi di problemi sociali, senza prendere una lira - perché c'è l'€uro.

 

Una moglie, tre figlie cinque nipotini di cui, vuoi o no, si occupa a tempo pieno. Nei ritagli di tempo, tra, un racconto e una poesia, tortura la tastiera della Fisarmonica, pur non conoscendo la musica.

 

Sebbene a volte vorrebbe tradurre in immagini certi suoi pensieri, non ha mai provato a dipingere: la pittura è un'Arte troppo nobile per essere profanata dal primo che arriva. Non ché esprimersi in versi o prosa sia cosa meno nobile, anzi.

Appena può torna al suo paese dove vorrebbe sostare più a lungo possibile, anzi per sempre.

 

Info: e-mail: mario_sinisgalli@alice.it

 

III° Libro pubblicato

 

 

 

 

II° Libro pubblicato

 

Lo scorso 6 agosto 2006 durante il 1° Concorso Letterario "Padre Tito Robertella" Mario Sinisgalli ha vinto il 2° Premio.

"Frammenti di vita"di Mario Sinisgalli C. E. Menna mar. 2006

Presentato a Gallicchio lo scorso 6 agosto 2006 durante il 1° Concorso Letterario "Padre Tito Robertella"

"Questo libro doveva essere pubblicato nell'80: il manoscritto era già nelle mani dell'Editore Menna quando si verificò il terribile terremoto che sconvolse l'Irpinia e dintorni. Fra le tante cose che andarono distrutte o fortemente danneggiate

 

vi fu anche la C.E. Menna di Avellino, con gran parte di quello che c'era dentro.

 

Del mio manoscritto fu possibile recuperare solo qualche "frammento", forse una ventina di pagine, che l'Editore mi rispedì nel caso volessi ricostruirlo. Ed è quello che ho fatto in questi anni, ma spesso "rifare" è più difficile che fare di sana pianta, senza contare che nulla ritorna più come prima.

 

Perché "Frammenti di Vita"? Un po' per il motivo che ho prima accennato,cioè i danni provocati dal terremoto, un po' perché la vita è fatta di tanti spezzoni, ovvero momenti belli o brutti. Se consideriamo la nostra esistenza come un tratto di strada da percorrere e se a un certo punto ci soffermiamo ad osservare il tratto, già percorso, ci accorgiamo che il tracciato da noi lasciato non è affatto regolare, ma presenta dei picchi, delle depressioni.

 

È in queste depressioni che dovremmo guardare e riflettere un momento su queste variazioni, forse in ognuna di esse riusciremmo a scorgere una tappa, un "frammento" del nostro tempo passato e poiché e in ogni racconto c'è sempre qualcosa dì personale, guardando alla mia vita vissuta, mi è parso giusto chiamare questi racconti Frammenti di Vita. Sono racconti o riflessioni, quasi un diario e come tali vanno letti. Li ho sistemati più o meno in ordine di tempo, ma possono essere letti anche dall'ultimo al primo e non cambia niente, nel senso che non c'è

una trama da seguire.

 

L'unico filo che lega questi fatterelli è forse una certa vena ironica,oltre che la nostalgia per la mia Lucania, la voglia di tornare a Gallicchio."

 

 

I° Libro pubblicato

 

"I racconti del sud" di Mario Sinisgalli C. E. Menna sett. 1979

Un giorno di febbraio del 1978, fui gentilmente invitato dall'insegnante di mia figlia che frequentava la quinta elementare a presentarmi in classe per tenere una relazione sul mio lavoro di tranviere.

Accettai volentieri l'invito e cercai di rispondere come meglio potei alle 22 domande che mi vennero poste.

Qualcuno volle sapere quanto pesa un tram; altri chiesero quante persone può trasportare un jumbo tram. E fin qui, nulla di strano.

Ma ci fu un ragazzo simpaticamente cattivo che volle sapere quali sono gli accidenti che solitamente accompagnano il tranviere che lascia giù la gente in fermata o

che chiude nella portiera la testa d'una passeggera un po' lenta a salire.

E questa domanda richiese una risposta più lunga, perché non é facile enumerare e tradurre in linguaggio scolastico tutti i titoli e le parolacce che corrono dietro al tranviere, quando capita una cosa del genere.

Notai con piacere la delicatezza dei ragazzi nel fatto che non mi chiesero quanto guadagnavo al mese, benché non avrei avuto difficoltà nel dire l'ammontare del mio modesto salario.

 

Ma gli scolari aggirarono l'ostacolo e mi chiesero, invece, se col mio lavoro riuscivo a mantenere la famiglia. Risposi di sì.

La curiosità dei ragazzi, però, andava oltre l'ambito del mio lavoro di Guidatore del Tram: essi volevano sapere qualcosa sulla mia Regione, le sue figure, i suoi usi e costumi. E poiché non potevo dire loro tante cose in poche ore, promisi ai ragazzi della 5" D. che avrei scritto qualcosa e gliel'avrei fatta avere in breve tempo.

Tornai a casa e mi a scrivere.

 

È così che sono nati questi racconti, che non hanno alcuna pretesa moralistica od educativa.

Sono storielle per ragazzi, s'intende, ma se capitassero in mano a qualche adulto, non credo che possa scandalizzarsi: ormai, ci sono genitori che ne sanno più dei figli.

 

L'adulto che leggesse queste pagine, al massimo tirerebbe un sospiro di rimpianto per un mondo che cambia e scompare, lasciando il posto ad un mondo dove non c'é più voglia di sorridere.

 

La sua poesia dedicata a Gallicchio. Esiste in Lucania di terra: uno spicchio un pezzo di mondo chiamato Gallicchio

 

Il mio paese
Una dolce collina

che giace distesa,

coperta di case

senza pretesa.

Una bella fontana

davanti alla chiesa

e tre o quattro negozi

per fare la spesa.

 

Ma se t' incammini

per ripide scale,

dentro quel borgo

chiamato Casale;

se indugi con l'occhio

fra stalle e cantine,

se ti soffermi a guardare

quelle porte e porticine,

puoi ancora sentire ...

passare il passato.

Ti par di sentire Mastro Nicola

che sul deschetto

ribatte la suola,

il sarto che ricuce

un vestito rivoltato

e nell'aria la fragranza

del pane appena sfornato.

 

Nella sua forgia

Mastro Gaetano

riscalda il ferro

col mantice a mano

mentre, più in là,

compare Peppino

pesta coi piedi

l'uva nel tino.

Chi non ricorda

Mastro Mincuccio

che adattava al mulo

i ferri del ciuccio ? (*)

 

E se avanzi nel vicolo

pianin pianino,

non senti ancora

macinare il mulino ?
 

Così m'appare

il mio paese,

pieno di gente

aperta e corte.

(1) Erano tempi in cui tutto si riciclava

 

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