Storia

Gallicchio - Collezione Bernardi_014Nuovo e vecchio, misto a leggenda e storia a cura di Rosa Spina

“In una dorsale morbida e fertile, chiazzata da deliziosi querceti e castagneti e vigneti e seminativi, qua e là tempestate da recenti nuclei abitati, da villette, casette coloniche, rustici … che fanno piacevole corona al campo sportivo, e poi verso est-nord-est, in direzione del Sauro, di Castiglione e delle “Serre di Aliano”, specie lungo il suo più alto prolungamento, che avvolge, a sinistra, il paese, digradando, poi, verso Missanello e l’Agri, visibile in basso, verso sud”, è possibile scorgere Gallicchio, piccolo agglomerato urbano della provincia di Potenza.

Il paese, che supera di poco i mille abitanti, sorge in questa maestosa zona collinare, che offre al viandante un suggestivo paesaggio di colori, di odori e sensazioni avvolti in una sconfinata oasi di pace e tranquillità.

Posto a 731 mt. sul livello del mare, dove il punto più alto culmina a mt. 849 s.m. chiamato “Tempa Barone” e quello più basso a mt. 304 s.m., Gallicchio conserva intatta l’immagine di luogo di benessere, dove è possibile respirare un’aria salubre, lontana dai grandi inquinamenti metropolitani e soprattutto dove ancora si può trovare un “piccolo spazio di infinito”.

Il libro “Nuove luci lucane” di Padre Tito Robertella è la testimonianza di un sacerdote che, dopo anni e anni di laboriosa ricerca, ha voluto offrire al paese e ai suoi abitanti, come contributo di una vita operosa spesa nella sua missione di religioso e di uomo. Il libro, interrotto a causa della sua morte avvenuta nel 1977, fu continuato e portato a termine dal fratello Rocco (Nuove luci lucane, parte II) come riconoscimento di un uomo pregevole e meritevole.

Secondo la tradizione, Gallicchio sarebbe stato sorto dalla distruzione di Gallicchio Vetere (vecchio); è certo che un Gallicchio (Vetere) sia esistito nel IV secolo a.c. abitato da indigeni lucani e influenzato dalla cultura greca. Ubicato nella zona attualmente detta (non a caso) Gallicchio Vetere è posto a picco sul fiume Agri a guardia naturale della gola, in quel punto creata dallo stesso fiume. Il libro di Padre Tito avalla questa esistenza riferendosi al nome che si vuole di origine greca “O I C O I”, che significa “belle o nuove case”.

L’etimologia pone però un ulteriore interrogativo sull’origine del paese: se infatti Gallicchio significa “belle case” si può ipotizzare che i greci hanno battezzato così un luogo già abitato per la presenza di belle case o se viceversa Gallicchio significa “nuove case” si può addirittura intendere che sia stato fondato dagli stessi Greci quale avamposto per la colonizzazione dei territori sul fiume Agri.

Una leggenda, tramandataci in numerosi manoscritti, narra che un pastore locale guidò i Saraceni guidati da Orlando per un passaggio segreto (l’attuale Scaliell’ d’Orlando in contrada Piagge), permettendo così il saccheggio e la distruzione dell’abitato di Gallicchio Vetere.

Questa distruzione che gli scavi dimostrano realmente avvenuta si può far risalire alla venuta di Annibale a Grumentum, oppure alle scorribande dei Barbari calati sui territori dell’Impero Romano secoli dopo. Certamente si ebbe una dispersione della popolazione nei territori vicini (presso l’attuale paese), anche se non si può scartare l’ipotesi di insediamenti umani nella zona di Gallicchio Vetere durante il periodo Romano e Bizantino . Notizie storicamente certe sull’esistenza di Gallicchio si hanno intorno all’anno 1000, attraverso le bolle vescovili e vari censimenti delle popolazioni dell’epoca.

T-9.0Un primo documento risalente al 1060 ci parla dell’esistenza di Gallicchio come monastero. Si tratta della “Lunga Bolla di Godano, Arcivescovo di Acerenza, ad Arnaldo, da lui sagrato Vescovo di Tricarico”. Con essa, vengono concessi al nuovo Vescovo, primo di rito latino, “omnia loca et Ecclesias”, cioè Cappelle, Monasteri e Chiese, esistenti nel territorio diocesano, che in tutto raggiungono il numero di 54 unità.

Il modo, come viene nominato Gallicchio, “Monasterium Gallicclum”, ci fa pensare, che ancora non sia una parrocchia, ma un semplice agglomerato umano assistito spiritualmente dai monaci. Circa 60 anni dopo, nella Bolla di Callisto II, inviata da Benevento a Pietro, Vescovo di Tricarico nel 1123, Gallicchio non viene più detto monastero ma semplice parrocchia.

Anche se non possiamo fidarci molto sull’autenticità della bolla di Godano, difesa da Mons. A. Zavarroni, non per questo vanno ritenuti falsi tutti gli elementi in essa contenuti. Anzi se ne trova conferma in altri documenti pontifici contemporanei e anche posteriori. Il monastero di Gallicchio, “Monasterium Gallicclum”, non si sa neppure da chi sia stato fondato e neppure si conosce il Santo che fu scelto come protettore. Non si esclude che sia stata Maria SS. Assunta in cielo, titolo, poi passato alla futura parrocchia.

È vero, che dopo il passaggio dal rito greco al latino, avvenuto nel 1060, l’elemento greco cominciò a diminuire sempre di più, fino a che i piccoli monasteri, come Gallicchio, sparirono del tutto. In seguito, le bolle episcopali e pontificie, parlano di Gallicchio come e semplice comunità parrocchiale, senza far cenno al monastero.

Comunque, le denominazioni dei luoghi (quali “fosso de’ Monaci”, “casa de’ Monaci”), richiamano certo la presenza di religiosi, anche se non si può affermare che Gallicchio sia stato fondato dai Monaci, in quanto essendo i monaci basiliani dei guerrieri, che partiti dalla Sicilia assoggettarono tutta l’Italia Meridionale diventando veri padroni e signori dei territori, non si comprende come mai i monaci si siano fermati a Gallicchio impiantando un monastero se nei pressi non vi erano insediamenti umani.

Certamente possiamo affermare che il nome di Gallicchio deve essere ben vivo nei fondatori dell’attuale paese tanto da spingerli a conservare il nome e a indicare con Vetere (vecchio) la zona che ospitava l’antico abitato distrutto. Le bolle vescovili di Tricarico successive, ci dicono che Gallicchio subì presumibilmente un’altra distruzione in seguito all’invasione turca.

Se ne può dedurre quindi che nella tradizione sia stata fatta un po’ di confusione facendo coincidere le distruzioni non tenendo conto dei tempi e dei luoghi. La presenza dei Basiliani a Gallicchio (Monastero S. Caterina) è storicamente provata, com’è certo che l’attuale paese intorno all’anno 1000 esisteva con la denominazione latina Gallitium. L’origine resta incerta, anche se dalle ricerche e scoperte archeologiche sappiamo che esisteva Gallicchio, Armento, Roccanova (monete rinvenute a Gallicchio del III o secolo a.c. e custodite nel museo di Policoro).

Mancano quasi 1400 anni di storia certa della vita di questo paese nel periodo compreso tra il III o secolo a.c. e l’anno 1000. Sull’origine del nome il Racioppi da un’altra versione, facendo risalire al latino Gallictus (gallo che lancia), come ci descrive lo stemma del Comune che vede “in un campo azzurro, un gallo d’oro poggiato su tre palle verdi che impugna una freccia nell’atto di lanciarla”.

Negli anni successivi, dopo i Missanello, Gallicchio passò sotto la dominazione dei principi Coppola, che abitarono il Palazzo omonimo, abusarono dello Jus Primæ Nocti e avviarono la costruzione del Palazzo Baronale. In seguito passò ai Baroni Lentini fino al 1800 e all’avvento dei codici napoleonici (1806) che segnarono una svolta nel diritto amministrativo, con la nascita dei Comuni e dei primi Sindaci.

Poi Gallicchio conobbe la storia comune alla nostra regione quale brigantaggio, emarginazione verso le americhe, guerre mondiali, guerre coloniali, fascismo, repubblica ed emigrazione verso il nord dell’Italia.